Ho ricevuto da una simpatizzante una email che mi sottoponeva questo dubbio (riporto testualmente):
“Volevo avere informazioni sul corso relativo ai 5 Tibetani e chiedere anche se mi sa dire qualcosa relativamente a questa ed altre indicazioni simili che trovato nel sito [omissis]“:
SOTTOPONETEVI AD UN CONTROLLO MEDICO : dal momento che la rotazione potrebbe aggravare certe condizioni di salute, chiedete sempre consiglio di un professionista se avete problemi di sclerosi multipla, il morbo di Parkinson o un disturbo senile, la sindrome di Meniere, vertigini, se vi trovate in stato di gravidanza accompagnato da nausee, o state assumendo farmaci che possono causare stordimento. Se avete il cuore ingrossato, problemi di valvole cardiache, o avete sofferto di infarto durante gli ultimi tre mesi, non eseguite questo Rito senza l’esplicito consenso del vostro medico.
Chiedo a lei se mi sa dire qualcosa in proposito, anche perché probabilmente un medico di base non ha la conoscenza di questa pratica.
La ringrazio anticipatamente
D. G.
Mi viene da commentare con una lettera scritta dal monaco buddista Nichiren Daishonin ad un fedele, per incoraggiarlo ad affrontare la malattia della figliola: “La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede”. Cosa significa? Primariamente, noi siamo gli assoluti responsabili delle nostre scelte. Con “spada del Sutra del Loto” possiamo identificare il mezzo di cui ci avvaliamo per fronteggiare le nostre sofferenze. La “fede” sta a individuare la fiducia che poniamo nelle nostre potenzialità e nel mezzo che sentiamo “risonante” con la nostra natura.
Dunque, io chiedo: quando il medico (colui che, in occidente, ha seguito una formazione scientifica per studiare la patologia e il modo per contrastarla) ci dà l’indicazione di un trattamento terapeutico, abbiamo la certezza che quest’ultimo ci porterà alla guarigione? Come mai esistono le recidive, come mai un soggetto risponde positivamente e un altro no? Quanto la psiche, le emozioni, gli schemi appresi durante l’infanzia giocano un ruolo determinante nel processo di cura e guarigione?
Sono tutte domande aperte, a cui la stessa scienza non ha ancora fornito risposta. Numerosi gli studi, specie nel campo delle neuroscienze, della psicosomatica, potrei suggerire svariati testi sull’argomento; non ho il potere di fornire risposte, se non spunti di riflessione.
Certamente è opportuno fare ricorso al proprio buon senso: se io fossi incinta, non mi cimenterei in faticose flessioni o sollecitazioni addominali, a prescindere dal parere medico. Però una mia amica di colore ha ballato danze africane per tutto il periodo della sua gravidanza, e ha dato alla luce una bambina bella e sana. Un adulto con una brutta scoliosi strutturata, forse avrà qualche problema nell’inclinarsi all’indietro (terzo tibetano); tuttavia, la mia maestra tedesca ama raccontare di aver avuto, in passato, un problema importante al midollo spinale e che, al culmine della disperazione, ha dato un calcio alle medicine e ha iniziato a praticare in modo costante e intensivo i cinque tibetani, di cui è poi diventata trainer (oggi gode di sana e robusta costituzione). Io stessa, tempo fa, sollevando distrattamente un pesante vaso con un’aloe di 5-6 anni, ho riportato lo stiramento della fascia lombare, a pochi giorni dall’inizio di un seminario; non mi arresi e mi misi a riflettere su cosa avrebbe potuto giovarmi. Adottai una respirazione che, in fase di espirazione, richiedeva una spinta della zona addominale contro la spina dorsale, il che creava una contrazione dei muscoli dorso-lombari; in pochi giorni ritornai a posto e… lo raccontai al corso!
Se ho trascorso la giornata compiendo un massacrante lavoro fisico, avrò forse desiderio e risorse per i cinque tibetani o qualunque altra attività pisco-fisica? Personalmente, in tali condizioni, ritengo più saggio e salutare dedicarmi al riposo e, se posso, a un bagno caldo e profumato, e non mi sento di aver tradito né il mio corpo, né il mio impegno quotidiano.
Potrei andare avanti, ma mi fermo citando ciò che evidenzio nei miei seminari: ognuno è responsabile delle proprie condizioni di salute; io posso fornire le corrette modalità per avvicinarsi gradualmente ai movimenti, evitando di arrecare danni a se stessi. Chi eseguirà l’esercizio, sarà l’allievo; solo lui sa fino a che punto può spingersi, quale è il suo limite, se si sente di superarlo o di fermarsi.
Questo non è forse valido anche per le diete (il digiuno fa bene? Proviamo a chiederlo a un bambino del terzo mondo!), per la meditazione, per qualsiasi tipo di esplorazione?
Non dobbiamo raggiungere record eclatanti, ma cimentarci come saggi in addestramento, possibilmente traendone piacere.
Per finire, quando ad un medico ortopedico che mi ha indirizzato in passato molti soggetti perché ne studiassi la postura e il progetto di un’ortesi plantare, chiesi se facesse una recensione su I cinque tibetani, mi rispose che sono “contrari alla chinesiologia”, perché non è previsto che la spina dorsale si inarchi all’indietro!
Spero di aver risposto, pur sapendo di non aver fornito una “inconfutabile verità”.
col cuore, carl8ina