Terzo Tibetano

L’arco

Nel terzo Tibetano ci si tende indietro come l’arco che debba scagliare la freccia, la forza che si sprigiona è generata dal movimento profondo delle scapole, dove generalmente ristagna l’energia; utilizzando opportuni accorgimenti per proteggere la spina dorsale, si fa in modo che la spinta di ritorno sia assorbita dalla tensione dei muscoli addominali.

Si ha, così, la chiara percezione del sollevamento e del successivo rilascio delle ghiandole e degli organi della digestione: un vero e proprio massaggio dall’interno.

Nel riportare il busto in avanti, permettiamo all’energia che sale dalla punta dei piedi di trasferirsi ai centri vitali intorno al fegato e al pancreas, dando ad essa una direzione controllata.

Terzo Tibetano

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